Carcere di Vercelli: un solo infermiere su 370 detenuti

un solo infermiere su 370 detenuti

Carcere di Vercelli: un solo infermiere su 370 detenuti
26 Febbraio 2019 ore 16:21

Situazione intollerabile. Nursing Up “Anni di appelli a tutte le istituzioni caduti nel vuoto. L’Asl è totalmente assente. Come si può continuare così?”

Carcere di Vercelli: un solo infermiere su 370 detenuti

Nessuna risposta da parte delle istituzioni coinvolte (Comune, Asl Vercelli o Regione), all’ultimo appello pubblico di Nursing Up, sindacato degl infermieri Italiani, sulla insostenibile situazione che va avanti da anni nel carcere di Vercelli: solo uno per turno su 370 detenuti mediamente presenti.

Mancano almeno 2 infermieri

Come risaputo la capienza massima ufficiale del Carcere di Billiemme è di 230 detenuti mentre sono mediamente presenti ben 370 persone. È assurdo pensare che un solo infermiere in servizio, e quasi sempre è così, debba sopperire alle necessità di cura di tutte queste persone; considerando che l’80% circa sono extracomunitari tossicodipendenti e/o dipendenti da sostanze diverse. Circa un terzo ha problemi psichiatrici ed infettivologici. Si può solo immaginare la difficoltà di operare in tale contesto. Inoltre, manca un coordinatore dedicato che, sempre secondo il modello organizzativo della Regione Piemonte, dovrebbe fare riferimento al responsabile infermieristico del territorio, responsabile infermieristico che nell’unica Asl di Vercelli semplicemente non esiste!

Totale assenza di governo sanitario in questa realtà

Il segretario regionale del Nursing Up Claudio Delli Carri sottolinea: “È evidente la totale assenza di governo sanitario in questa realtà. Un fatto gravissimo che nonostante tutte le segnalazioni e la possibilità che si verifichino emergenze, non ha mai generato una normale e concreta pianificazione del supporto necessario a ripristinare una condizione minima di vivibilità. Un esempio? Nonostante le promesse, il documento triennale di analisi del fabbisogno del personale non prevede le due unità in più che la DGR invece stabilisce come requisiti minimi. L’Asl è, di fatto, totalmente assente. Mai uno degli interventi paventati è stato mai realizzato. Eppure sono anni che gli stessi operatori denunciano le condizioni di gravi carenze strutturali e igienico-sanitarie, climatiche, organizzative del lavoro in carcere. Vengono invece scaricate sugli infermieri competenze amministrative e di supporto, per assenza di personale idoneo. Come si può andare avanti così?”. Conclude il segretario Delli Carri: “Non è più tollerabile che nessuno si prenda la responsabilità di agire. A meno che, ed è un dubbio che è sorto, il disagio cui sono stati costretti da anni gli operatori del carcere di Vercelli non sia utile per giungere ad una esternalizzazione dell’assistenza. Se così fosse sarebbe un atteggiamento grave che sposterebbe solo il problema su altri operatori, con ancora meno tutele e garanzie. E, poi, saremmo davvero curiosi di sapere, se così sarà, in quale modo l’Asl di Vercelli saprà garantire le dovute azioni di controllo sulle attività eventualmente affidate al privato, visto che in tutti questi anni non ha mai saputo minimamente governare direttamente il problema”.

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