Cronaca

Carcerato in sedia a rotelle tenta l’evasione in Ospedale

Lo rende noto il Sappe, il tentativo è stato rapidamente sventato.

Carcerato in sedia a rotelle tenta l’evasione in Ospedale
Vercelli e dintorni, 29 Ottobre 2020 ore 11:35

Un detenuto del carcere di Billiemme ci ha provato, trovandosi all’Ospedale Sant’Andrea per una visita medica ha cercato di dileguarsi. Lo fa sapere il Sappe, sindacato della Polizia Penitenziaria, che rimarca la professionalità degli agenti che non si sono fatti ingannare e hanno stroncato sul nascere l’evasione.

Spiega Mario Corvino, vice segretario regionale del Sappe “E’ successo che, durante l’attesa nel locale Ospedale di Vercelli di essere sottoposto a una visita urgente, l’uomo ha tentato l’evasione.

In sedia a rotelle colpisce un agente

Il detenuto, pur essendo su una sedia a rotelle, mentre alcune unità di Polizia Penitenziaria bonificavano i locali, con scatto proditorio ha colpito con violente spinte l’Agente di Polizia Penitenziaria.

L’uomo riusciva a uscire dal nosocomio ma solo grazie alla prontezza, alle capacità e al tempestivo intervento dei componenti a scorta si è riusciti a bloccare immediatamente il soggetto, riportando la situazione alla normalità.

Troppi detenuti con criticità sanitarie

Il problema è che continuano ad inviare presso la C.C. di Vercelli detenuti con problematiche sanitarie e di difficile gestione, obbligando il personale a continui spostamenti presso l’ospedale, come da ultimo il detenuto sopracitato era stato tradotto in ospedale per una radiografia alla gamba con le stampelle ed è riuscito a scappare. Tutto ciò ad aggravare la situazione al carcere vercellese è la mancanza di personale nel ruolo Sovrintendenti/Ispettori; attualmente sono presenti 4 ispettori e 2 sovrintendenti, a fronte della previsione organica di 28 ispettori e 30 sovrintendenti”.

“I nostri agenti sono stati eroici”

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, ha parole di elogio per i poliziotti che hanno sventato l’evasione: “E’ solamente grazie a loro se è stato possibile sventare la clamorosa fuga al detenuto. I nostri Agenti non hanno esitato a mettere a rischio la propria vita per fermare il fuggitivo. Una cosa grave, che poteva creare ulteriori seri problemi alla sicurezza e all’incolumità dei poliziotti, dei detenuti, dei cittadini e dei ricoverati. La grave vicenda porta alla luce le priorità della sicurezza (spesso trascurate) con cui quotidianamente hanno a che fare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria”.

“Operiamo in un mare di difficoltà”

Capece denuncia “una volta di più le quotidiane difficoltà operative con cui si confrontano quotidianamente le unità di Polizia Penitenziaria in servizio nei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti dei penitenziari: agenti che sono sotto organico, non retribuiti degnamente, con poca formazione e aggiornamento professionale, impiegati in servizi quotidiani ben oltre le 9 ore di servizio, con mezzi di trasporto dei detenuti spessissimo inidonei a circolare per le strade del Paese, fermi nelle officine perché non ci sono soldi per ripararli o con centinaia di migliaia di chilometri già percorsi”.

“Situazione sanitaria delle carceri terrificante”

Il SAPPE denuncia infine il quotidiano e sistematico ricorso di visite mediche in ospedali e centri medici fuori dal carcere, con contestuale massiccio impiego di personale di scorta appartenente alla Polizia Penitenziaria, per la diffusa presenza di patologie tra i detenuti: “Dal punto di vista sanitario la situazione delle carceri è semplicemente terrificante: secondo recenti studi di settore è stato accertato che almeno una patologia è presente nel 60-80% dei detenuti. Questo significa che almeno due detenuti su tre sono malati. Tra le malattie più frequenti, proprio quelle infettive, che interessano il 48% dei presenti. A seguire i disturbi psichiatrici (32%), le malattie osteoarticolari (17%), quelle cardiovascolari (16%), problemi metabolici (11%) e dermatologici (10%). Questo fa capire ancora di più come e quanto è particolarmente stressante il lavoro in carcere per le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria e dei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti che svolgono quotidianamente il servizio con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità, pur in un contesto assai complicato per il ripetersi di eventi critici”.

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