Cronaca

Bollettini truffa: 75.000 euro di multe a due aziende

Colpivano anche nel Vercellese ed erano state segnalate dalla nostra Camera di Commercio.

Bollettini truffa: 75.000 euro di multe a due aziende
Vercelli e dintorni, 13 Febbraio 2020 ore 10:06

Due aziende sono state condannate dal Garante della Concorrenza e del Mercato a complessi 75.000 euro di multa per operazioni truffaldine ai danni delle imprese. Un risultato ottenuto anche grazie alle puntuali segnalazioni della Camera di Commercio di Biella e Vercelli, su segnalazione di imprese del territorio prese di mira dai tentativi truffaldini di estorcere denaro con finti bollettini camerali o di adempimenti.

Le due ditte sono state condannate per pratiche commerciali scorrette, in quanto richiedevano pagamenti per servizi non richiesti, inducendo le imprese destinatarie a credere di aver ricevuto comunicazioni relative a procedure obbligatorie.

Caso 1: 25.000 euro di sanzione

La società “M.B. S.r.l.” è stata condannata a pagare una sanzione amministrativa pecuniaria pari a 25.000 euro per pratica commerciale scorretta, oltre al divieto di continuazione della stessa, in quanto inviava via posta alle aziende appena iscritte alle C.C.I.A.A. una comunicazione contenente un bollettino postale precompilato, richiedendo pagamenti per servizi che venivano spacciati come procedure obbligatorie (bollettino AGCM n. 42/2019, scaricabile gratuitamente dal sito www.agcm.it).

In particolare, la pratica commerciale consisteva nell’invio di una comunicazione con lo scopo di ottenere l’adesione all’acquisto di una licenza d’uso di un programma denominato “Betamag” di gestione del magazzino (versione beta, ancora non definitiva), scaricabile dal sito internet www.betamag.it gestito dalla stessa M.B. Srl, dietro pagamento di 305,00 euro. Il bollettino riportava i dati prestampati dell’impresa destinataria della proposta e il riferimento alle “ditte iscritte alla Camera di commercio, industria, agricoltura, artigianato – cciaa”; in caratteri di dimensioni ridotte era indicato che l’accettazione della proposta non sostituiva adempimenti e esazione diritti in tema di iscrizione al Registro Imprese. Il modulo, in virtù delle sue caratteristiche strutturali e testuali e della tempistica di invio, immediatamente successiva all’iscrizione nel registro camerale, poteva creare confusione e indurre le imprese destinatarie a credere di aver ricevuto una comunicazione istituzionale, relativa all’assolvimento dell’obbligo di iscrizione nel Registro Imprese camerale.

Caso 2: 50.000 euro di multa

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha condannato, inoltre, l’azienda “RETEIMPRESA S.r.l.” a pagare una sanzione amministrativa pecuniaria di 50.000 euro, per pratica commerciale scorretta, oltre al divieto di continuazione della stessa (bollettino AGCM n. 5/2020), per aver inviato alle imprese da poco iscritte nel Registro Imprese una comunicazione, contenente un bollettino postale precompilato, finalizzata ad ottenere l’adesione per 12 mesi ad un servizio a pagamento consistente nell’inserimento di dati aziendali in un database on line presente sul sito internet www.vetrinaimpresa.it, dietro pagamento di 292,80 euro. Anche in questo caso il richiamo alla Camera di commercio (indicata per esteso o con la forma abbreviata C.C.I.A.A.), l’indicazione dei dati aziendali desunti da archivi ufficiali e l’invio di tali lettere a imprese appena iscritte al Registro Imprese camerale, potevano fuorviare i destinatari, inducendoli a credere di trovarsi di fronte ad una comunicazione camerale ufficiale e di dover procedere al pagamento della somma richiesta.

In cambio solo servizi farlocchi

In entrambi i casi il pagamento comportava l’iscrizione, a fini pubblicitari, a banche dati/portali e non si riferiva a adempimenti camerali obbligatori.
La Camera di Commercio di Biella e Vercelli prosegue nell’attività di controllo e vigilanza al fine di evitare raggiri ai danni delle imprese e invita chi dovesse ricevere queste comunicazioni a fare molta attenzione e a rivolgersi sempre all’ente camerale di riferimento, alla propria associazione di categoria o al proprio professionista di fiducia, per verificare se si tratta di un vero adempimento obbligatorio o di un’offerta commerciale mascherata come tale.

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