“Baffi e code”: tanto lavoro per i volontari ma niente soldi dalle istituzioni

Non è previsto un contributo comunale per il gattile

“Baffi e code”: tanto lavoro per i volontari ma niente soldi dalle istituzioni
Vercelli e dintorni, 08 Ottobre 2018 ore 12:14

Baffi e code: al gattile si lavora senza sosta a favore degli animali, ma senza contributi istituzionali.

Baffi e code il lavoro dei volontari

Le chiamate arrivano a tutte le ore “c’è un gatto abbandonato in via……., un micio investito…. E le volontarie dell’associazione Baffi e Code accorrono sempre disimpegnando altri da compiti che hanno scelto di fare gratuitamente e che altrimenti nessuno farebbe anche se, in un paese civile, dovrebbero almeno ricevere aiuto dalla Pubblica Amministrazione perché svolgono un servizio per la collettività, riconosciuto anche da chi non ama particolarmente gli animali. Gestiscono il gattile comunale di Vercelli in una struttura di Via Bainsizza affidata loro in convenzione dal Comune dove transitano i gatti trovatelli, di umani deceduti e di delinquenti che li abbandonano, oppure che sono nati lì e rimasti per tutta la vita perché nessuno li ha adottati.

Il contributo scomparso

Le volontarie li accudiscono senza percepire nulla dal Comune perché dal 2015 il contributo annuale è stato revocato (l’amministrazione precedente ne destinava 12 mila all’anno): è rimasta attiva la convenzione con l’Asl per le sterilizzazioni. Meglio di nulla ma poca cosa se si pensa a tutto il lavoro e le spese che vengono sostenute per il mantenimento dei felini ospiti e di quelli delle colonie. Tutti di proprietà del Sindaco di Vercelli e fortuna che qualcuno in sua vece ci pensa lavorando in condizioni non ottimali e sempre in lotta con il dio denaro che non basta mai: i gatti mangiano tutti i giorni, le pulizie vanno fatte ed i detersivi costano, vanno curati quando non stanno bene (la clinica veterinaria offre ottime condizioni per i ricoveri ma non è gratuita), anche se la responsabile, a sua volta volontaria, Ketty Casazza, è la veterinaria di fiducia e si reca ogni settimana gratuitamente a visitare i mici in struttura ed anche i farmaci costano come e più di quelli per gli umani. Inoltre, le volontarie si occupano delle degenze post sterilizzazione perché ovviamente, dopo l’intervento un gatto, soprattutto una femmina, non può essere subito riportato nella sua colonia, o rimesso per strada.

Le sterilizzazioni

Ora le persone di buon senso si chiederanno il perché sono stati revocati quei pochi soldi all’associazione… Non lo sappiamo. Nessuno lo ha mai detto chiaramente. I soldi mancano? I bilanci comunali sono all’osso? Allora facciamo una festa in meno, dividiamo i contributi annuali in cifre minori e diamo qualcosa anche al gattile. O no? Altro tema scabroso ma risolvibile con la buona volontà è il problema delle sterilizzazioni nei paesi limitrofi: quasi tutti i sindaci non fanno niente, anche se sarebbero obbligati ad occuparsi del problema da ben due leggi: la regionale del luglio 1993 e la legge quadro nazionale dell’agosto 1991. Basterebbe destinare una cifra per la sterilizzazione dei gatti sul proprio territorio, diminuirebbero le nascite non gradite e non si arriverebbe al collasso di adesso: ci sono paesi in cui il numero dei gatti randagi è elevatissimo ma non importa a nessuno. Gli animali specialmente i cuccioli muoiono sotto le auto, per malattia, di fame o impallinati da qualche essere disgustoso che non può chiamarsi uomo: quando le bestiole sono “fortunate” vengono raccolte da persone di cuore ed affidate alle cure di Baffi e Code che non può occuparsi di tutto perché c’è il sovraffollamento e mancano i soldi. Il taglio dei fondi da parte del Comune di Vercelli ed il menefreghismo dei sindaci dei comuni confinanti ha creato problemi non indifferenti: l’Associazione si mantiene con il tesseramento, le offerte, le iniziative pubbliche di raccolta fondi e soprattutto le adozioni.