A Dio don Fiorenzo: viceparroco dei miei pomeriggi in oratorio

Negli anni Settanta a Sant'Agnese tanti ricordi che riaffiorano.

A Dio don Fiorenzo: viceparroco dei miei pomeriggi in oratorio
Vercellese, 25 Marzo 2020 ore 18:08

In questi giorni tetri di lutti e in cui mai come prima siamo messi di fronte alla nostra finitudine, se n’è andato don Fiorenzo Vittone morto alla clinica Pinna Pintor di Torino all’età di 81 anni. Sacerdote conosciuto e amato nella nostra arcidiocesi, un pastore che ha sempre portato conforto e comprensione fra i fedeli a lui affidati.

Questo per la cronaca, ma ci sono occasioni in cui non ci si può limitare a una cronaca distante. La scomparsa a 81 anni di don Fiorenzo Vittone è una di queste.

Un sacerdote noto per la sua grande spiritualità, un vero mistico ma mai distante dalle persone e dalle loro necessità. Ha servito in diverse parrocchie, Borgo Vercelli, Bianzè, Robella di Trino a Recetto suo paese d’origine. Io però lo ricordo poco più che trentenne vice parroco a Sant’Agnese quando era parroco don Onofrio, mezzo secolo fa…

“Azzurro”

Più o meno il periodo di “Azzurro” in cui Celentano cantava dei suoi pomeriggi in oratorio. Io, ragazzo di forse 12-13 anni, non ricordo bene, frequentavo assiduamente la parrocchia e don Fiorenzo era il vice parroco che si occupava di noi, in un oratorio classico con calciobalilla, tavolo da ping-pong, un vecchio biliardo malandato e altri giochi, partitelle di calcio in cortile ma senza porte e sulla ghiaia…

Don Fiorenzo già allora, oltre a controllare che non ci facessimo male, cercava di instillare in noi una fede vera. Non lesinava di affrontare temi come la morte, il peccato, la carità, con uno slancio di fervore superiore ad altri.

La mitica 850 del don

E poi organizzava tante iniziative, la raccolta della carta e degli stracci per le missioni. Tanto che la tettoia dei mezzi, dove aveva la sua 850, verde, mi pare, era una specie di succursale del “Pollero”, che i vecchi vercellesi sanno cos’era, un’attività di riciclo carta e stracci e ferro mi pare, non c’era ancora il culto della raccolta differenziata.

Quell’auto ne ha viste di ogni, gite nei paesi con 6 bambini a bordo e una decisa a seguire in bici, magari qualcuno si attaccava… Quest’immagine mi è rimasta impressa.

Le sue trovate

Tra le sue altre “trovate” una specie di centro estivo, non quelli di oggi super organizzati, in cui si va in piscina e si fanno laboratori, un po’ più naif, una delle sue specialità era il giardinaggio… così si dava una ripulita di alcuni spazi parrocchiali un po’ incolti. E ancora il “campionato” dei chierichetti… chi aveva servito più messe alla fine aveva qualcosa in regalo.

Quante campagne di “Benedizione delle case”, allora Sant’Agnese aveva ancora nel proprio territorio quella che oggi è la parrocchia dello Spirito Santo. Si andava di abitazione in abitazione anche in quella periferia desolata. Dove ora c’è la chiesa nuova allora c’era una cappelletta di legno con un piccolo campanile… lì vicino c’era già il campo sportivo dove si giovava per davvero, non come nell’oratorio di via Antonio Borgogna.

Era sempre collegato con Gesù

Altri tempi, una chiesa post conciliare in cui le novità non erano entrare dappertutto. Don Onofrio era piuttosto un conservatore e non sempre era facile avere a che fare con lui. Don Fiorenzo era un generoso a volte un po’ pasticcione e persino trasandato. Questo perché lui la comunione con Gesù la viveva quotidianamente, non aveva paura del “mondo”, ma non si curava nemmeno dei giudizi.

Pochi anni dopo che fu mandato parroco alla Robella l’oratorio organizzò una o forse anche due trasferte in bicicletta, un viaggio lungo d’estate, fra strade assolate e lui ci accoglieva con calore, contento di poter condividere del tempo con i suoi ragazzi di Sant’Agnese.

Dopo quegli anni lo persi di vista, salvo vederci qualche volta qui o là.

L’ho visto l’ultima volta in ospedale al Pronto Soccorso, a gennaio di quest’anno, avevo ricoverato un familiare e lui, che per diversi anni fu cappellano dell’ospedale Sant’Andrea, passava a dare la comunione. Sul subito non l’ho riconosciuto poi ho esclamato: “Don Fiorenzo!” lui non ha capito subito ma poi si è illuminato nel riconoscermi. Un prete vero fino alla fine. A Dio don.

Gian Piero Prassi

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