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Sistemazione provvisoria

I profughi afghani e pakistani accolti dalla Caritas

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I profughi afghani e pakistani accolti dalla Caritas
Attualità 25 Aprile 2022 ore 12:00

Il clamore suscitato la settimana scorsa in seguito alla pubblicazione su Notizia Oggi Vercelli dell’articolo sui migranti afghani e pakistani accampati nel parco di Piazza Mazzini ha, finalmente, contribuito a smuovere la situazione. Nei giorni scorsi il fatto descritto è stato ripreso anche da altri giornali, locali e non, portando l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni su questo problema rimasto irrisolto da troppo tempo.

La generosità dei cittadini e delle associazioni vercellesi

Sebbene il gruppo di uomini non sia ancora stato inserito dalle Istituzioni all’interno di un Cas (centro di accoglienza straordinaria), alcune associazioni e diversi cittadini vercellesi si sono fatti avanti per dare una mano a queste povere persone. La Caritas e la Comunità di Sant’Egidio, in particolare, si sono organizzate per offrire loro un dormitorio dove passare la notte: l’intervento è stato provvidenziale e tempestivo, dato il freddo e la pioggia degli scorsi giorni.

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La Caritas accoglie i migranti

Dalla settimana scorsa i migranti sono accolti in uno stabile gestito dalla Caritas: «Sono stati sistemati lì temporaneamente - spiega una volontaria che si occupa di questa situazione - perché nei Cas vercellesi e nel dormitorio comunale non c’è posto: in tempi normali quest’ultimo accoglierebbe ventotto persone, ma con il Covid la capienza è stata dimezzata, aggravando ulteriormente la situazione. Se potesse – aggiunge poi – la Questura li sistemerebbe con piacere nei Centri di accoglienza straordinaria, ma purtroppo i Cas vercellesi sono tutti pieni, per lo più di profughi ucraini, e la rigidità della burocrazia, delle regole e delle tempistiche non contribuiscono di certo a garantire un funzionamento elastico del sistema di accoglienza».

Che cosa sono i Cas e come funzionano?

Si tratta di strutture di accoglienza immaginate al fine di sopperire alla mancanza di posti nei complessi ordinari di accoglienza degli Enti locali, specialmente se tale carenza è determinata da arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti asilo. A oggi costituiscono la modalità più comune di accoglienza; la permanenza dei richiedenti asilo dovrebbe essere limitata al tempo strettamente necessario allo sviluppo della sua pratica.

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